“In questi giorni sta avvenendo una cosa strana per una campagna elettorale. Non siamo noi ad inviare messaggi o a fare telefonate a potenziali elettori, sono loro a contattarci. Per dirci che hanno deciso da che parte stare. La nostra. Questo ci rende tanto orgogliosi, perché vuol dire che il nostro messaggio sta passando.

Taranto può cambiare modello di sviluppo, sostituendo all’acciaio i lavori verdi, che in Italia nell’ultimo anno, secondo un rapporto di UnionCamere e GreenItaly, hanno fruttato 200 miliardi di euro.  Non si può pensare più ad un’economia che non sia equa e sostenibile. Non lo diciamo noi, lo dice l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, sui cui obiettivi abbiamo incentrato tutto il nostro programma amministrativo.  Lo dice anche l’Istat, che considera tra gli indicatori di ricchezza del Paese il Bes, il Benessere Equo e Sostenibile, che siamo gli unici a citare nel nostro programma.

Taranto può cambiare ma per farlo serve coraggio. Il coraggio di non tremare nella cabina elettorale, di smetterla di scegliere il vecchio, di non ascoltare le sirene che cercano di convincere che esiste un voto utile ed uno no. Ogni voto è utile se soddisfa la propria coscienza.

 Siamo una minoranza rispetto alle mega coalizioni ‘piglia tutto’, è vero, ma siamo la discontinuità. Gente per bene, che non porta con sé appoggi sporchi, che al termine di questa campagna elettorale non dovrà dire grazie a nessuno, se non ai cittadini. Non abbiamo sponsor privati che ci hanno permesso di offrirvi grandi feste e cene. La nostra campagna elettorale è stata totalmente finanziata dal basso, da noi e da voi insieme a noi.  Che abbiamo dalla nostra, invece? Abbiamo la forza delle idee e del cuore. A questo aggiungiamo la competenza politica di nomi come Anna Rita Lemma, che ho già destinato alla carica di vicesindaco, e di leader nazionali che sposano il nostro progetto e ci seguiranno anche dopo l’11 giugno: Angelo Bonelli, Pippo Civati e Luigi de Magistris, che ha fatto a Napoli quello che noi vorremo per Taranto. Puntando su green jobs, turismo, cultura, import export di prodotti agricoli grazie al porto, Distretto Urbano del Commercio, no tax area  per chi apre attività in Città vecchia, concessione di spazi in comodato d’uso gratuito alle associazioni che si impegnano per portare servizi,  cultura e sport, Taranto può cambiare. Vogliamo una città  con più verde urbano, a rifiuti zero, che sfrutti il mare anche negli spostamenti, con idrovie che da Porta Napoli arrivino a San Vito, piste ciclabili a raggiera e senza barriere architettoniche. Una città dove tutti abbiano una casa dignitosa e finalmente si faccia un censimento dei beni di proprietà del Comune, lo si renda pubblico e si verifichi chi usufruisce di abitazioni popolari a ragione e chi no.  Vogliamo che Palazzo di Città diventi una casa di vetro, per la trasparenza degli atti amministrativi e la pulizia morale di chi siederà in Consiglio comunale.

Tutto questo lo chiediamo da anni, sempre in prima linea in piazza. Adesso è il tempo di passare dalla protesta alla proposta e farci sentire a Roma, dove continuano a giocare sulla nostra pelle. Taranto torni nelle mani dei tarantini, se #VinceFornaro vinciamo tutti”. 

Vincenzo Fornaro